lunedì 14 maggio 2012
L'intercultura non è una parola, ma un bisogno di conoscenza e libertà
Mi rivolgo a voi, ragazzi…
per invitarvi ad essere come le rondini che annunciano inesorabilmente la Primavera.
Sciamano da nord a sud, da est a ovest, dai paesi freddi ai paesi caldi.
Si capovolgono gioiose negli azzurri celestiali, piroettano come esperti giocolieri tra le nuvole, dipingono le volte di scarabocchi infantili; se fossero umani urlerebbero l’infinito, la libertà, il diritto alla gioia, il diritto allo spazio.
Noi non possiamo volare se non con i pensieri, che - “esuli” - migrano verso terre sconosciute e con la dolcezza del senti-mento naufragano alla scoperta di dimensioni inconsce.
Le sinapsi accese del nostro cervello ci rappresentano un mondo di incontri umani indipendentemente dal colore della pelle, dal paese da cui provengono, dal livello culturale, dalle fattezze umane.
L’accoglienza o il desiderio di essere accolti è una componente antropologica inconscia, perché corrisponde alla nostra volontà di conoscere il mondo attraverso gli altri. E’ l’estensione del nostro desiderio di conoscere attraverso l’amore. E’ il modo tipico attraverso cui gli altri ci diventano familiari e non li perdiamo.
Conoscenza come investimento sessuale sulla realtà, conservazione degli altri attraverso la memoria delle esperienze affettive vissute, progresso culturale e arricchimento (artistico o economico) attraverso l’abbattimento di barriere ideologiche ataviche e mortificanti.
Mi rivolgo a voi, ragazzi…
perché non pensiate di conoscere il mondo racchiudendolo in un computer. La nuova “prigione” multimediale non vi porterà lontano.
Piuttosto: abbracciate il mondo attraverso il rapporto con gli altri, lo studio delle loro lingue e tradizioni.
Viaggiate e nutritevi di conoscenza…
Uscite dal ghetto del vostro quartiere per essere cittadini del mondo…
Amate le donne e gli uomini per quello che valgono non per il colore della pelle, per la lingua, la religione o la nazione a cui appartengono.
L’intercultura
è solo una parola se gli esseri umani non ricordano che
gli uomini sono tutti uguali,
che tutti devono avere le stesse opportunità,
che il diritto a cambiare il proprio destino è insito in ogni uomo,
che le leggi del mercato non possono comprare la mano d’opera a basso costo di uomini meno fortunati.
E’ l’ideologia postcapitalista, mascherata di razionalità, che crea il razzismo e, in nome di palesi interessi, costringe gli uomini al fanatismo, agli odi, alla separazioni, alla violenza, alle guerre.
Noi piuttosto affermiamo i diritti della persona umana, perché sono diritti inconsci di sanità, che nascono dal desiderio profondo di vitalità, di amore e di giustizia.
La confusione delle lingue non è naturale e l’Arca di Noè è oggi metafora di nuove speranze e prospettive.
In quest’Arca saliranno finalmente tutti coloro che vorranno cambiare il loro destino sfortunato e non dovranno più morire nei mari di Mazaro del Vallo, di Lampedusa o finire relegati nei ghetti-carceri di Crotone o di Rossano Calabro.
Io, ragazzi, che sono stato felice di dirigervi per cinque anni, mi auguro di incontrarvi in questa nuova Arca, dove potremo finalmente intonare un nuovo “Inno alla gioia” e aver finalmente ritrovato la “Parola” che unisce e non divide, che costruisce e non abbatte, che indichi “la conoscenza de l’universo infinito “ dopo aver abbattuto “ le adamantine muraglie del primo ed ultimo convesso “ e dopo aver distrutto l’onnipotenza di credersi “unico e propriamente centro di questa terra” (Giordano Bruno).
Il Dirigente Scolastico
Prof. Nicola Comberiati
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