lunedì 14 maggio 2012

Madre piccola


Madre piccola – Cristina Ali Farah
Frassinelli 2007 – Euro17,00
Sei in una stanza e con te c’è una donna e il suo nome è Barni, ha una voglia a forma di cuore sulla fronte e un naso molto pronunciato. È scura di carnagione, è somala.
Sei in una seconda stanza e c’è Taageere, alto, dal fisico asciutto e longilineo, ha gli occhi stanchi. È scuro di carnagione, è somalo.
Sei in una terza stanza, c’è un’altra donna che si chiama Domenica Axad, ha delle cicatrici sulle braccia che non nasconde più e dei ricci indomabili. È mulatta, è italo-somala. E tu, lettore, passi da una stanza all’altra. Conosci l’una e l’altro, le loro storie e i loro perché.
Le difficoltà di vivere, le scelte fatte, le relazioni che legano inevitabilmente i vari personaggi di questa storia fin troppo reale.
C’è anche un posto che noi (romani) conosciamo bene: Stazione Termini. Da sempre punto di snodo, di incontro e di fuga. Ed è lì, in quella accozzaglia di nomi, lingue, fisionomie, culture e tradizioni che si incontrano e si scontrano quei personaggi che saranno capaci di farci rendere, almeno un pochino, conto di cosa comporta una società multiculturale. Perché è difficile riuscire ad inserirsi, è difficile permettere a qualcun altro di inserirsi.
Ma è terribilmente bello quando riesce. La possibilità di crescere non ci è negata, sta solo a noi coglierla. Da perfetti egoisti siamo portati a pensare a quanti problemi possono nascere per i cittadini di uno Stato con un’alta presenza di stranieri. Ma questo libro mostra anche l’altra faccia della medaglia: la difficoltà degli stranieri ad ambientarsi. Le difficoltà da entrambe le parti di relazionarsi e accettare del tutto o in parte le leggi che regolano questi mondi diversi. Ma un’altra cosa ci ricorda questo libro: quanto la guerra sia stupida. Quanto la guerra sia capace di lacerare nel profondo una popolazione. Il dolore che porta con sé, la lunga fuga, la diaspora senza una meta.
Questo non è solo l’esposizione delle difficoltà di Domenica Axad che si trova a cavallo di due culture estremamente diverse fra loro: e le diversità non riguardano la lingua. È un modo di agire, è un modo di pensare, è l’educazione, è il contesto socio-politico. E come affrontare questa situazione?
Madre piccola non è un grande libro, non è un best-seller. Non è un capolavoro, non è intrigante.
È una timida e intima confessione. E vale sempre la pena ascoltare quello che una persona ha da confidare.

Recensione di Asia Sabatini

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