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Non lasciarmi
- Kazuo Ishiguro
Einaudi -
Euro 12,00
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C’è una società il cui progresso scientifico ha consentito la possibilità di creare cloni che han-no l’unico scopo di donare i loro organi agli essere umani malati. Eticamente corretto? Uma-namente scorretto? Non conta, non ci importa. Consideriamo che questi cloni vengano allevati, educati ed istruiti in college che lasceranno per inserirsi nel contesto sociale come, appunto, donatori. Ma prima di essere donatori faranno da assistenti a dei donatori. Sono destinati a morire per far vivere altre persone. È giusto que-sto? Non fa testo neanche questo. Ma cosa importa allora? Fra i vari college ce ne è uno in particolare, Hailsham, dove i ragazzi vengono educati all’arte e alla creazioni di disegni, dipinti, poesie. A cosa servono? Perché Madame seleziona i migliori e se la porta via? E i ricordi che ruolo svolgono? Beh i ricordi sono importanti, sono fondamentali. È grazie ai ricordi che Kathy H., la protagonista e la voce nar-rante di questo libro, ci può raccontare la storia di un’amicizia, di un tenero amore. Cos’è l’amore per questi cloni? Cos’è l’amore per questi cloni, o ragazzi, lo scopri. E non è piacevole.
Come non è piacevole rendersi conto che durante tutta la lettura del libro questo discorso del clone che serve solo per donare organi agli esseri umani ci sembra normalissimo. Questa è la grande capacità di Ishiguro: riesce a trasportarti all’interno della situazione e a fartela vivere esat-tamente come i personaggi la vivono.
E i nostri personaggi sono Kathy H., la sua grande amica, Ruth e Tommy. E la relazione che lega questi tre ragazzi non è onirica, non è utopica, è bellissima e terrificante. Siamo così tragicamente fragili e resistenti allo stesso tempo. È esattamente come una relazione reale.
Ma a questo punto ci si chiede cosa possa essere reale o meno. Neanche questo conta.
Le cose così sono e così stanno. Si può fare qualcosa per cambiare la situazione? E: servirebbe a qualcosa? Realmente cosa siamo? Cosa vogliono da noi? Qual è il nostro scopo?
In perfetto stile giapponese (anche se vive in Inghilterra dall’età di sei anni), Ishiguro ci illustra con eleganza quanto può essere difficile provare emozioni, quanto può essere bello e quanto non è facile dominarle (o alme-no tentare). È commovente la schiettezza con cui pone i fatti al lettore che si impersona completamente nei personaggio e patisce le loro sofferenze e si innamora come loro si innamorano.
Questo libro è una delicata carezza che però non puoi dimenticare, ti lascia qualcosa.
È bravo Ishiguro. Ma alla fine siamo tutti soli.
Come non è piacevole rendersi conto che durante tutta la lettura del libro questo discorso del clone che serve solo per donare organi agli esseri umani ci sembra normalissimo. Questa è la grande capacità di Ishiguro: riesce a trasportarti all’interno della situazione e a fartela vivere esat-tamente come i personaggi la vivono.
E i nostri personaggi sono Kathy H., la sua grande amica, Ruth e Tommy. E la relazione che lega questi tre ragazzi non è onirica, non è utopica, è bellissima e terrificante. Siamo così tragicamente fragili e resistenti allo stesso tempo. È esattamente come una relazione reale.
Ma a questo punto ci si chiede cosa possa essere reale o meno. Neanche questo conta.
Le cose così sono e così stanno. Si può fare qualcosa per cambiare la situazione? E: servirebbe a qualcosa? Realmente cosa siamo? Cosa vogliono da noi? Qual è il nostro scopo?
In perfetto stile giapponese (anche se vive in Inghilterra dall’età di sei anni), Ishiguro ci illustra con eleganza quanto può essere difficile provare emozioni, quanto può essere bello e quanto non è facile dominarle (o alme-no tentare). È commovente la schiettezza con cui pone i fatti al lettore che si impersona completamente nei personaggio e patisce le loro sofferenze e si innamora come loro si innamorano.
Questo libro è una delicata carezza che però non puoi dimenticare, ti lascia qualcosa.
È bravo Ishiguro. Ma alla fine siamo tutti soli.
Recensione di Asia Sabatini

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