INTEGRAZIONE: L’atto e l’effetto dell’integrare una persona qualsiasi siano le sue origini. Oramai sono quasi 15 anni che mi trovo qui in Italia. Molti affermano che sono italiana, ma io sinceramente mi sento al 100% polacca. Oggi come oggi sono felice delle mie origini, ma questa affermazione era diversa quando ero piccola. Avevo un anno quando ho respirato per la prima volta l’aria italiana .All’inizio non mi piaceva molto questo paese. Notavo delle differenze abnormi, prima di tutto il cibo, anche se ero piccola il sapore ero in grado di distinguerlo; crescendo ho scoperto che in Polonia non esistono ogm (organismi geneticamente modificati) tramite chimica o altri agenti non naturali, e se esistono ce ne sono in quantità piccole. La cucina polacca è molto diversa dalla cucina attuale italiana poiché, appunto, in Polonia usano soltanto organismi naturali e non vegetali cresciuti in serre. Ogni estate andavo in Polonia e quando ritornavo era sempre un pianto...Mi mancavano i nonni, i piatti tipici polacchi, le battaglie con i cuscini con zia, i miei cugini, l’aria fresca e pulita, gli enormi campi sempre verdi dove ti potevi buttare e rotolare per tutto il giorno, le passeggiate per le piazzette…In sintesi tutto. Ma purtroppo mi dovevo abituare, i miei genitori avevano deciso una vita così e così doveva essere. Il trauma, se così si può definire, è iniziato il primo anno della materna: a volte tornavo a casa in lacrime perché mi sentivo dire che ero diversa dagli altri. Quante volte mamma ha passato i pomeriggi a spiegarmi che ero e sono uguale agli altri, che l’amicizia non si basa sul colore della pelle, sulla religione o sulla provenienza. A volte lo capivo, altre no. Sbagliavo. Solo alle elementari l’avevo capito, grazie allo studio e all’approfondimento sull’uguaglianza dei bambini, così mano mano che passavano gli anni, ero sempre più sicura di me, e se qualcuno osava contraddirmi su questo argomento sapevo benissimo come rispondere, mi ero informata bene. A dire la verità in parte mi hanno aiutato anche gli insegnanti che ho avuto in precedenza. A volte penso a come sarebbe stata la mia vita adesso se i miei avessero deciso di ritornare in Polonia, potevo benissimo abitare con mia nonna o in riva al mare o chissà dove…Anche se magari all’inizio non ero d’accordo con il “trasloco” e non sempre ero felice in quei tempi, ne è valsa la pena. Ringrazio i miei genitori perché inconsapevolmente mi hanno dato una vita fantastica qui a Roma.
di Vanessa Kowal
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