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| Con Alessio Boni, Michela Cescon, Matteo Gramola Regia di Marco Tullio Giordana, Italia, G.B., Francia, 2005 |
Il film racconta la storia di una famiglia benestante di Brescia, che
viene sconvolta da quello che succede al figlio. Durante un viaggio in
barca con il padre, con il quale ha un rapporto molto aperto, Sandro, il
protagonista, che ha dodici anni, cade in mare, ma è salvato da un
ragazzo rumeno, Radu, e accolto in un barcone di immigrati clandestini
diretto verso l’Italia. Qui Sandro conosce una realtà molto diversa da
quella in cui vive abitualmente ed avrà modo di vedere le disperate
condizioni dei migranti e la crudeltà degli scafisti. Sandro riesce a
tornare dalla sua famiglia e vuole aiutare a tutti i costi Radu, che lo
ha salvato, e sua sorella Alina, che viaggiava con lui. Tra i tre
ragazzi infatti è nata un’amicizia, che Sandro sente in modo
particolare, e che gli aprirà un mondo sconosciuto e difficile a volte
da capire. Questo film mi ha colpito molto proprio per le tematiche che
affronta. Il titolo vuole significare che la stessa nascita segna il
passaggio alla vita, non sempre facile, che devi affrontare e a cui non
puoi fuggire nascondendoti. Questa situazione è rappresentata dai due
ragazzi rumeni, i quali, nonostante siano cresciuti in una realtà molto
diversa da quella di Sandro, sono comunque guidati dagli stessi
sentimenti e dagli stessi bisogni. Mi ha soprattutto colpito il modo di
raccontare l’immigrazione clandestina vista con gli occhi innocenti di
un ragazzino; il protagonista viene a conoscenza di un mondo complicato,
che riserva una vita spensierata solo a chi ha la fortuna di essere
ricco, mentre non dà speranza a tanti immigrati che giungono in Italia.
Recensione di Francesca Cosentino

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